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Dipendenze

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Dipendenze Grottaferrata Roma

Cosa si intende per dipendenze patologiche in psicologia?

L’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive la dipendenza patologica come una “condizione psichica, talvolta anche fisica, derivante dall’interazione tra un organismo e una sostanza, caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni che comprendono un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione”.

Nonostante il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-5 continui a proporre una nozione di “dipendenza” riferita principalmente all’assunzione di sostanze psicotrope, questa viene sempre più utilizzata anche nell’inquadramento di particolari comportamenti legati alla sfera tecnologica; alimentare, riscontrabili nella bulimia e disturbi alimentari; sessuali, con la pornodipendenza; comportamentali come il gioco d'azzardo e lo shopping compulsivo.

Con il continuo mutamento sociale alcune patologie sono per così dire scomparse mentre altre sopraggiungono come le nuove dipendenze.

Le “nuove dipendenze”, o “dipendenze senza sostanza”, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti anomali: tra esse possiamo annoverare il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo, come già accennato, la “new technologies addiction” (dipendenza da TV, internet, social network, videogiochi…), la dipendenza dal lavoro “workaholism”, da sesso “sex-addiction” e dalle relazioni affettive, e alcune devianze del comportamento alimentare come l’ortoressia l’ossessione patologica riguardo al consumo di cibi sani e naturali (Bratman, 1997)o dell’allenamento sportivo come la sindrome da overtraining, altresì chiamata la sindrome dello sportivo.

Una particolare attenzione va data alla dipendenza affettiva o love addiction, che può sembrare romantica invece oltre a essere una condizione patologica crea relazioni dolorose e pericolose fini a giungere a relazioni mortali... ma sopratutto NON è amore.

È un pensiero vecchio come il mondo “nec sine te nec tecum vivere possum di Ovidio”, (ne senza te ne con te posso vivere).

L’Università di Oxford ha descritto pochi mesi fa quello che succede nel cervello di persone, la Love Addiction è come una droga!  I comportamenti per ottenere la propria “dose” sono tra i più vari come in qualunque dipendenza il fine giustifica i mezzi, ad esempio c'è si manda sms con il cellulare dell’ex per accusarlo di stalking, o mette mano a siti di incontri, perché “basta un ping per andare su di giri”.

I risultati del neuroimaging (tecnologie che misurano il metabolismo cerebrale) sono stati chiari: dopamina alle stelle, euforia, attivazione del sistema di ricompensa che porta a ritornare compulsivamente al punto di partenza, mancanza di appagamento duraturo.

Chimicamente parlando, la Love Addiction è in tutto simile alle droghe.Nessuno chiama ancora “malattia” il bisogno dell’altro per dare un senso alla propria esistenza; l’incapacità di sciogliersi da una relazione che fa soffrire o è altamente distruttiva, la ricerca della relazione a prescindere. Anche perché tutto questo, se limitato nel tempo, fa parte del viaggio sulle montagne russe che spesso è l’inizio di un amore.Dodici mesi di delirio sono il massimo tempo consentito secondo Michel Reynaud, psichiatra e presidente di Fonds Actions Addictions, in Francia. Dopo un anno, è lecito parlare di dipendenza affettiva, cioè di una relazione tossica che ha un impatto negativo sulla salute emotiva, mentale e fisica. Che il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatrists Association ora annovera tra le “nuove dipendenze” (come quella per il sesso e per internet, a cui è legata). E specifica: “va curata”!! La patologia che affligge individui apparentemente fedeli e dedicati, che mettono l’altro davanti a tutto e a tutti, può avere invece ricadute pesantissime. Nei casi più estremi, chi ne è affetto preferisce l’annientamento alla perdita del partner. La Love Addiction è una conseguenza della mancanza di autostima, cronica ma anche temporanea. Basta il lavoro che manca all’improvviso, la fine di un amore, una crisi esistenziale che mette tutto in discussione. Il primo campanello d’allarme deve suonare quando ci si rende conto di delegare all’esterno la possibilità di essere felici e di sentirsi capaci».

Quale processo crea la dipendenza? Uno stimolo intermittente, l'alternarsi del “bene” e del “male” fa si che crei il circolo vizioso della dipendenza. In questo movimento ritmico le due persone, una vittima e un carnefice, con ruoli spesso intercambiabili, sono incatenati. Questa alternanza comincia lentamente, ma diventa sempre più vorticosa. Se uno dei due non si svincola, rimane obbligato a tenersi sempre più stretto all’altro. Intanto intorno alla coppia si crea un vuoto sociale, rendendo la dipendenza inestricabile.

È un percorso d’amore malato, che porta grossi problemi fisici e psicologici per entrambi. Siano essi partner ma anche genitori o figli. Nelle situazioni più estreme, la vittima arriva a crisi di ansia, disturbi del sonno e dell’alimentazione, fino a depressione e suicidio. Il carnefice a episodi di violenza psico-fisica, violenza domestica, stalking e omicidio. E sappiamo come questi ultimi siano in aumento.

Una attenzione doverosa la dobbiamo alla Love Addiction tra gli adolescenti

I ragazzini sono particolarmente a rischio. Per ragioni fisiologiche innanzi tutto, come spiegaBerit Brogaard, neuroscienziata dell’Università di Miami . «Il nucleo caudale è una componente sottocorticale del telencefalo che regola il sistema di ricompensa. In questo periodo della vita è molto più reattivo che negli adulti. E poiché è provato che l’innamoramento ha, a livello fisiologico, un effetto molto simile a quello provocato dalla cocaina, è ovvio che gli adolescenti siano a rischio di Love Addiction».

Educare ai sentimenti le nuove generazioni è un atto dovuto per produrre serenità e rispetto, anzitutto di se stessi e quindi anche dell'altro. Quando si è in una relazione, a qualsiasi età, occorre guardarsi dentro costantemente. Un po’ di dolore, in amore, è normale, ma la direzione dovrebbe essere quella dell’elevarsi insieme, migliorarsi, stare bene. Per guadagnare questa distanza e vedersi “dall’alto”, è utile ascoltare chi dice che la relazione ci sta cambiando, parlare con qualcuno di esterno: lo psicologo, certo, ma anche un'amica/o, chiunque possa dare una diversa prospettiva, perché è solo allargando il proprio orizzonte che si riuscirà a prendere la decisione di fermare una relazione tossica.

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