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Disturbi legati alla disabilità

Ambiti d'intervento

Disturbi legati alla disabilità Grottaferrata Roma

Ogni persona disabile mostra, soprattutto in età evolutiva, una particolare “vulnerabilità psichica”. Questa vulnerabilità è particolarmente evidente nel Ritardo Mentale.

Questa complessa Sindrome clinica è caratterizzata da un disturbo intellettivo e da una compromissione delle funzioni adattive che, agendo in una fase cruciale di sviluppo, condizionano l’evoluzione globale dell'individuo.

La nascita di un bambino, cioè l'aggiungersi di un nuovo membro ad un gruppo familiare, è un evento carico di significati, di aspettative, a volte di vicissitudini.

Naturalmente i problemi sorgono e si acuiscono nel momento in cui il nuovo membro è un bambino che avrà problemi di disabilità.

In età evolutiva la Disabilità è caratterizzata da tre elementi che si intersecano tra loro in maniera complessa e che mettono fortemente a rischio la Salute Mentale di questi bambini:

  • L’Handicap impedisce la fisiologica formazione di strumenti adattivi, di competenze motorie e/o cognitive e/o razionali indispensabili per entrare in rapporto con l’ambiente circostante.
  • Il ruolo di Diverso/Disabile, intendendo come Diverso “il non saper fare ciò che gli altri si aspettano da noi”. In questi bambini-ragazzi questa percezione di sé genera spesso una grande confusione, che si mescola al dolore e alla confusione della famiglia. Tendono allora ad assumere atteggiamenti difensivi, di compenso, di evitamento. Le modalità difensive attuate sono soprattutto due: o un atteggiamento d’impotenza, di totale passività e dipendenza dalla figura accudente, con annullamento di sé e delle proprie competenze; oppure il senso di onnipotenza,di negazione dei limiti e delle carenze e la scelta di un mondo illusorio a scapito di quello reale.
  • Il terzo problema è quello dell’Identità: nei primi anni di vita il bambino scopre se stesso, differenziato dalla madre, e capace di esplorare e conoscere il mondo che lo circonda utilizzando il padre come tramite per le nuove scoperte. Nei bambini Disabili questa evoluzione è compromessa in proporzione al grado di disabilità e si assiste spesso all'estromissione del padre in quanto “estraneo” alla diade m./b. che tende a cristallizzarsi. Più raramente l’esclusa è la madre ed è il padre a prendersi cura b. , forse spinto da una identificazione con la propria madre. Sicuramente la nascita di un figlio disabile costituisce un elemento di crisi per la coppia coniugale, che deve trovare un nuovo assetto.

Nel caso della nascita di un bambino portatore di handicap si possono osservare nei genitori comportamenti molto diversi che a mio parere sono strettamente collegati con le storie familiari del padre e della madre, con la possibilità di essere a loro volta contenuti e sostenuti da un contesto familiare allargato, con il loro modo di “sentire” la diversità. E’ necessaria di fatto una riflessione su quanto la cultura in cui siamo immersi ci spinge a diffidare del diverso (non solo per malattia e/o disabilità, ma anche per cultura, fede religiosa o etnia). Confrontarsi con la diversità vuol dire uscire dal proprio mondo di cui conosciamo e controlliamo tutte le variabili per aprirci ad un ambito d’incertezza, imprevedibilità e bisogno di conoscenza. Aprirci cioè ad un’avventura umana che se accettata può far crescere noi e l’altro.Il terreno su cui poggia la possibilità di uno sviluppo armonico della personalità è primariamente la famiglia. La possibilità di un percorso evolutivo che porta al costituirsi di una triade non è mai scontato tanto meno nelle situazioni di Handicap.  Il primo elemento preventivo rispetto all’insorgere di un Disturbo psichico è una PRESA IN CARICO PRECOCE E GLOBALE DEL BAMBINO E DELLA SUA FAMIGLIA che tenga conto di tutti gli aspetti in gioco (fisici, psicologici e riabilitativi):

  • il bambino disabile aiutandolo a) ad esprimere le sue potenzialità sul versante motorio, cognitivo e affettivo relazionale; b) ad arrivare alla consapevolezza delle propri limiti e competenze.
  • La coppia genitoriale: a) sostenendo l’avvicinamento e l’investimento positivo sul “bambino reale” uscendo dalla dicotomia b. immaginario/ b. temuto-“rotto” b) aiutandoli, all’interno di un lavoro psicoterapico , a ritirare le proprie proiezioni sul figlio permettendo al bambino di esprimere la sua identità. c) portando i genitori ad individuarsi come tali nonostante l'handicap del figlio riassumendo su di sé la propria competenza genitoriale.
  • Contesto sociale stimolando gli educatori:a) a mettere da parte i pre-giudizi  intesi come giudizi, classificazioni che nascono prima dell’incontro con il b. ad approfondire la conoscenza con “quel bambino” . b) a stimolare la creazione di una rete di rapporti amicali all'interno dei quali il b. si senta accolto.
  • Ambiente fisico di vita: a) creare una situazione abitativa che promuova-sostenga le autonomie negli spostamenti,nell’igiene personale,nella gestione dello spazio casa. b) lavoro sulle autonomie rispetto agli spostamenti sul territorio e alla conoscenza delle risorse disponobili e fruibili.

A questo proposito vorrei riproporre la definizione che il Dr. A. Ferrari da di presa in carico“Un luogo di ascolto e di pensiero, uno spazio di consultazione e di contenimento,un momento di supporto e di sostegno,dove possono essere accolti e considerati i molti problemi sofferti dal bambino e dalla sua famiglia e vengono individuati e proposti gli interventi più idonei per affrontarli e renderli tollerabili.” Si connota come una presa in carico multiprofessionale da cui nasce un Progetto Terapeutico mirato su quel bambino in quel momento evolutivo, in quel contesto ambientale che ha sempre come focus primario lo sviluppo armonico del b. e delle relazioni con il contesto.

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Studio Specialistico Associato Grottaferrata

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