Sindrome della capanna e corona virus

Ripartire, uscire, le due azioni più desiderate e sperate da tutti gli italiani, ma potremmo dire da tutti coloro che si sono ritrovati a stare a casa per tutti questi mesi. Per molti passato il disagio iniziale, c’è stato un periodo di assestamento e, perché no, anche di piacere.

La fase 2, in Italia, segna il ritorno a una sorta di quotidianità nella vita di molte persone. Dal 5 maggio, infatti, molti cittadini sono alle prese con gli spostamenti, dal lavoro ai parenti, in tutti i loro gradi. Finalmente possiamo uscire, una boccata d’aria dopo circa due mesi in cui ci siamo sentiti “prigionieri” a casa nostra. Ma se molti di noi stanno vivendo con entusiasmo tutto questo, ce ne sono molti altri che lo vivono con paura e ansia, non solo di un possibile contagio, ma proprio come una specie di analfabetismo di ritorno. Si tratta della cosiddetta Sindrome della Capanna.

Quasi un senso di incapacità a riprendere la vita precedente come se il mondo fuori fosse cambiato e mancassero le capacità per affrontarlo e viverlo con lo stesso piacere di prima. Sono questi i sintomi che molte persone hanno sviluppato o svilupperanno mano mano che le restrizioni si allenteranno.

La sindrome della Capanna, cos’è e in che modo viene associato al Coronavirus?

Il Coronavirus ha provocato immensi cambiamenti rispetto alla quotidianità che conoscevamo fino allo scorso anno. Modifiche non richieste, ma dettate da fattori esterni che hanno provocato uno stress che ha ridotto non solo i nostri movimenti fisici ma anche quelli mentali/psicologici.

Si chiama Sindrome della Capanna o del prigioniero. Un qualcosa che interviene a livello psicologico, Le persone si chiedono: “perché prima riuscivo ad uscire, o meglio neanche mi ponevo questa domanda e adesso mi sento come spaesato, intimorito nel fare ciò che fino a due mesi fa era naturale?”.

Con la quarantena le persone sono state sottoposte a un evento stressante che, nel bene o nel male, ha modificato il modo che avevamo di vivere, di vedere le cose. Sicuramente è una modifica temporanea, ma bisogna prenderne atto, qualcosa è cambiato dentro e fuori di noi.

E allora cosa fare? Anzi tutto accettare il fatto che quelli che stiamo provando sono sensazioni e sentimenti naturali. Riportare alla mente episodi o sensazioni piacevoli che riguardano le nostre abilità sociali, il modo che avevamo di relazionarci e quanto questo ci faceva stare bene. Sarà un allenamento, un po’ come riprendere la palestra a settembre, i muscoli fanno male, ma poi con l’allenamento progressivo il dolore passa e si sente la soddisfazione di affrontare gli esercizi. Ecco è un po’ come allenarci alle relazioni visto che per due mesi sono state o virtuali o assenti.

Buon allenamento a tutti!


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